Morada La Musa

“Prima di INAMORADA c’era Morada.

Morada entrò nella mia vita come un piccolo fiume in piena. Dolcissima, irresistibile e, allo stesso tempo, un autentico terremoto: un concentrato di esuberanza, carattere e personalità inconfondibili.

Avevo sempre avuto e amato i cani, senza distinzioni: di razza o no, grandi o piccoli, giovani o diversamente giovani. E, a dire il vero, ho sempre avuto una passione per gli animali in generale. Eppure, quando iniziai a incontrare per le strade di Milano — dove vivevo allora — quei piccoli cani compatti, dalle grandi orecchie e dall’aria incredibilmente fiera, ne rimasi immediatamente affascinata.

Erano i bouledogue francesi.

Mi ricordavano un po’ i carlini, che avevo sempre trovato irresistibili per simpatia e stile, ma avevano qualcosa di diverso. Un carattere tutto loro, una presenza quasi sproporzionata rispetto alle dimensioni. Non avrei mai immaginato quanto potesse essere grande l’ego di esserini così piccoli — tanto da sembrare quasi offesi quando qualcuno osava confonderli con i loro cuginetti carlini.

Più li osservavo, più volevo conoscerli.

Cominciai così a informarmi sulla razza e a cercare persone serie e appassionate che potessero farmela conoscere davvero. Quella ricerca mi portò, un sabato pomeriggio, in provincia di Pavia, nella cascina accogliente di Mario e Martina.

Fu lì che conobbi Igor e Bisi.

Ancora non potevo saperlo, ma stavo guardando il papà e la mamma di Morada.

Mario e Martina mi raccontarono che Bisi sarebbe presto andata in calore e che, se fossi stata ancora interessata, mi avrebbero avvisata nel caso fosse rimasta in attesa. Nel frattempo nacque anche una bella amicizia e così, quando arrivò la notizia che Bisi aspettava i suoi cuccioli, fui tra le prime a saperlo. Non si conoscevano ancora né il numero né il sesso dei piccoli, ma ormai l’attesa era cominciata.

La nascita era prevista per la fine di agosto. Pensai che il tempismo fosse perfetto: sarei rientrata dalle vacanze e avrei avuto tutto il tempo per andare a trovare la neomamma e, finalmente, conoscere i suoi cuccioli.

Ma evidentemente Morada aveva già deciso che avrebbe fatto le cose a modo suo.

Arrivò prima.

E mentre ero ancora in vacanza ricevetti un SMS — sì, perché era il 2008, quando WhatsApp non faceva ancora parte delle nostre vite — che annunciava l’arrivo di due meravigliose femminucce: una bianca pezzata e una nera bringée.

Ricordo ancora quel momento. Lessi il messaggio e subito dopo alzai lo sguardo. Davanti a me c’era un cartello con il nome del luogo in cui mi trovavo: Isla Morada.

Pensai: se entro questa sera non trovo un nome che mi piaccia di più, si chiamerà Morada.

Non trovai un nome che mi piacesse di più.

E non avrei mai potuto immaginare che quella parola, incontrata quasi per caso durante una vacanza, sarebbe entrata così profondamente nella mia vita. Prima come il nome di una piccola bouledogue dal carattere enorme. Molti anni dopo, persino nel nome di un progetto che ancora non esisteva.

Con Morada iniziò quasi naturalmente anche un’altra ricerca. Cercavo per lei qualcosa di speciale: capi e accessori scelti con cura, nella speranza di trovare qualcosa che riuscisse davvero a rappresentare quel legame e il desiderio, altrettanto naturale, di dedicarle sempre il meglio.

Ma mancava sempre qualcosa.

Non si trattava semplicemente di trovare qualcosa di bello. Desideravo che ciò che sceglievo per lei racchiudesse la stessa attenzione, la stessa cura e lo stesso amore dei piccoli gesti che scandivano la nostra quotidianità.

Chi ama profondamente un cane conosce bene questo sentimento. Prendersene cura va molto oltre le necessità quotidiane: vive nelle attenzioni, nei dettagli, nelle cose che scegliamo e in quel piacere quasi istintivo di cercare qualcosa che sentiamo possa appartenergli davvero.

Fu proprio da quella ricerca che, a un certo punto, nacque una domanda molto semplice:

perché non crearlo io?

Immaginare qualcosa che ancora non trovavo, capace di unire bellezza, qualità e attenzione e di dare una forma concreta a quel modo così speciale di prendersi cura di chi condivide la nostra vita.

È così che una storia d’amore iniziò, quasi senza saperlo, a trasformarsi in un progetto.

Quello che era nato pensando a Morada cominciò a raccontare qualcosa di molto più grande: il legame tra noi e i nostri cani e il modo in cui scegliamo di esprimerlo attraverso ciò che dedichiamo loro.

Da allora INAMORADA è cresciuta, ma non è mai stata soltanto un marchio. È diventata l’espressione di un modo di vivere questo legame: scegliere con consapevolezza, ricercare la bellezza, riconoscere il valore della qualità e desiderare il meglio per il proprio compagno di vita.

È un progetto nato dalla volontà di dare forma alla creatività, dall’amore per il bello e dal desiderio di dedicare quella bellezza a chi, semplicemente con la propria presenza, riesce a rendere più bella la nostra vita.

Sono passati molti anni da allora. Sono nate collezioni, creazioni e nuove idee; INAMORADA è cambiata, è cresciuta, ha viaggiato. Ma l’ispirazione originaria è rimasta la stessa.

Perché dietro ogni nuova creazione continua a vivere quel primo desiderio: immaginare qualcosa di speciale per qualcuno di speciale.

E, alla fine, tutto riconduce ancora a lei.

Morada. La prima ispirazione. La Musa di sempre.”

Benedetta
Founder, INAMORADA